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Metal For Muthas 1

Etichetta: Emi
Anno: 1980
Durata: 41 min
Genere: NWOBHM


15 Febbraio 1980: il giorno dopo San Valentino, oppure, per i metallari più fanatici, la data in cui fu pubblicato il primo volume della celebre e fondamentale raccolta "Metal For Muthas", che riuniva 10 band inglesi dell'epoca, ognuna con un proprio brano (tranne gli Iron Maiden, che ne presentarono due). Tuttavia, a voler essere più precisi, le band presenti in questa compilation sono tutte dell'area londinese, per cui non cercate Saxon, Def Leppard, Raven, Tygers Of Pan Tang, Venom, Diamond Head o le Girlschool perché non ci sono. Io penso che questa sia una mancanza grave, perché si riduce di molto l'importanza storica di un documento comunque fondamentale come "Metal For Muthas". Alla fine manca metà del movimento NWOBHM!
Questa è la ragione per cui non ho dato il voto massimo a questo lavoro, che meriterebbe per la qualità della musica proposta. Questa compilation è in fondo una raccolta di ottime band di una sola città, anche se la capitale del Regno Unito, non un'ampia prospettiva sui migliori gruppi inglesi nel 1980. E' come se per rappresentare il Metal anni '80 in Italia si facesse una compilation di soli gruppi romani... ok, e la Strana Officina? I Death SS? Gli Skanners? Eh!
Inoltre, "Metal for Muthas" fu pensata in due volumi, il secondo dei quali presenta i nomi, diciamo, di secondo piano, anche se alcune band come i Trespass, i Whitespirit e i Dark Star avrebbero meritato di stare su questo primo volume.
Detto ciò, passiamo alla musica. Probabilmente non si poteva chiedere un inizio migliore, infatti l'esordio tocca proprio ai Maiden con la celebre "Sanctuary", brano che apparirà in uno dei primi singoli della band in versione un po' diversa, specie nella batteria.
A seguire troviamo gli Sledgehammer, che personalmente trovo veramente fighi! Il loro brano omonimo è un misto di riff alla Motörhead con un alone più cupo e di reminiscenze blues, specie nell'assolo. Mi spiace che gli Sledgehammer abbiano registrato il loro disco d'esordio, "Blood On Their Hands", solamente nel 1983, quando ormai i bollenti spiriti nella NWOBHM erano stemperati, e la gente era attratta da nuovi generi, come l'Epic Metal di Manowar, Manilla Road, Maiden (con "Piece Of Mind") e il Thrash di Metallica e Slayer.
Continuando con la scaletta, tocca ora agli E. F. Band, con il pezzo "Fighting For Rock And Roll". Beh, con un titolo così non ci si può aspettare altro se non un vivacissimo hard rock metallizato, vicino per energia ai Raven; cazzo, questa canzone è troppo figa!!!
Dopo gli ottimi E. F. Band arrivano i Toad The Wet Sprocket: il loro "Blues In A" è proprio quello che dice il titolo, un elementare bluesaccio che rispecchia i canoni dei maestri anni '70. Il pezzo è carino, specie la chitarra lavora molto bene, ma che minchia c'entra un brano totalmente blues in una compilation metal? E mettetelo in una raccolta di blues, no??!!
Proseguendo, ritornano i nomi di spicco con i Praying Mantis, di cui vi consiglio di procurarvi, sempre che già non l'abbiate, il grande "Time Tells No Lies". La band di Tino Troy è sempre stata una delle più melodiche dell'intero movimento NWOBHM, insieme ai Def Leppard, e infatti le belle armonie di molti riff su "Captured City" lo confermano. A dire il vero, il brano, che non è compreso nel full-length, è il meno melodico che abbia sentito dai Mantis. I suoi riff sono piuttosto di scuola primissimi Judas Priest, addirittura in certi momenti mi sembrava di sentire la memorabile "Sinner". Anche i suoni in generale ricordano le atmosfere di "Sin After Sin" (il disco dove, guarda caso, sta "Sinner") e di "Stained Class". Bellissimo il ritornello, e anche l'assolo è superlativo, molto maideniano.
Dopo lo splendido brano dei Praying Mantis, è la volta degli Ethel The Frog, band underground di culto, con la casinista "Fight Back". Ragazzi, questi qua fanno un roglio dell'altra miseria!!! Impossibile rimanere indifferenti di fronte alla loro miscela esplosiva di Saxon, MC5 e Blue Cheer (questi ultimi due specie nella seconda parte del brano). La voce invece mi pare ricalcare molto lo stile di un altro che ha dato "qualcosina" al metal, insieme alla sua band: sto parlando di Ozzy Osbourne!
E dopo il casino degli Ethel The Frog, ritorniamo seri. La luce improvvisamente viene a mancare e un brivido gelato ci scorre lungo la schiena. E' l'effetto creato dall'incredibile "Baphomet" dei gloriosi Angel Witch! Il tremendo riff iniziale riporta alla mente gli antichi terrori che solo i primi Black Sabbath sapevano evocare, mentre il riff del cantato ricorda un po' quello del ritornello di "Angel Of Death", dal loro disco d'esordio. C'è solo da inchinarsi dinnanzi a tanta maestria. Ave Angel Witch!!!
Dopo la band di Kevin Heybourne, ritornano gli Iron Maiden, questa volta con una versione lentissima di quello che poi diventerà un loro classico, ossia "Wrathchild". Beh, che dire, mi vien sempre da ridere sentendo questa versione, specialmente per il lavoro di batteria, semplicemente penoso! Ma tranquilli che la classe traspare sempre, anche se questa "Wrathchild" è irriconoscibile da quella di "Killers"!
Seguono a ruota i Samson, che con "Tomorrow Or Yesterday" forse volevano fare il verso a "Remember Tomorrow". Eh sì, perché tra un inizio di pianoforte da ballata, con una voce quasi sussurrata di Paul Samson (Bruce "Bruce" Dickinson non era ancora arrivato), un improvviso incattivirsi del pezzo e un ritorno alle tranquille atmosfere iniziali, c'è ben poco che differenzi il brano dei Samson, comunque bello, da quello dei Maiden.
Chiudono questa raccolta i misconosciuti Nutz, che con "Bootliggers" all'inizio ci confondono un po' le idee, sconfinando nel prog con degli stacchi, per poi assestare il pezzo su coordinate vicine ai Tygers Of Pan Tang.
E questo è tutto! In chiusura, ripeto che questa è certamente una compilation fondamentale, che mostra lo stato di grazia delle band londinesi nei primi mesi del 1980, e che immortala dunque una parte della NWOBHM nel suo primo periodo. Sì, una parte, perché, torno a dire, in questa raccolta trovate solamente gruppi dell'area londinese, e non altri che pure contribuirono in maniera granitica al movimento. Volete un esempio? Mancano i Saxon! Eccheccazzo, vi pare poco? Ma, a parte tutto, il valore di "Metal For Muthas 1" non si discute, sia come documento storico che come qualità della musica. Non ci sono scuse, per chi ama la NWOBHM questo disco, insieme al secondo volume, è da avere ad ogni costo!
(Randolph Carter - Novembre 2003)

Voto: 9