MANOWAR
Battle Hymns

Etichetta: Liberty (recensita la ristampa della EMI)
Anno: 1982
Durata: 36 min
Genere: Epic Metal


ManowaR... cosa vi dice questo nome? Non potete non conoscerli. Tutti sanno chi sono: o si amano o si odiano, non ci sono vie di mezzo. Io sono nel primo insieme, quindi sappiate che scrivendo queste recensioni dei Re mi sto sbrodolando nei pantaloni.
I ManowaR nascono verso la fine del 1980 quando Joey DeMaio e Ross Friedman (il futuro RossTheBoss) si incontrano ad un concerto dei Black Sabbath in UK. Joey e` un grande fan dei Sabbath (soprattutto per quelli dell'era Ozzy) e faceva il roadie per loro (tecnico degli effetti luminosi); Ross era li` con il suo gruppo, i Dictators, come supporto ai Sabbath, che erano in tour con "Heaven And Hell". Uno sguardo. Un solo sguardo fra i 2. Sono nati i ManowaR. Viene reclutato come cantante l'amico di infanzia di Joey, Eric Adams. Il primo batterista e` tale Donny Hamzik (prima ci sarebbe tale Karl Kennedy, ma con lui non esistono registrazioni), polacco, che venne reclutato nella band dopo aver letto un annuncio su un giornale.
L'album incomincia con un rombo di motore di moto. Non poteva essere altrimenti, e` una loro passione, per loro l'Heavy Metal e` questo, 2 ruote e una carcassa d'acciaio che scaricano la loro energia sul terreno. "Death Tone", questo il titolo dell'opener, parla appunto della vita OnTheRoad a cavallo di una Harley. Questa rivela subito le fantastiche doti vocali di Eric Adams, che in futuro si guadagnera` dall'opinione comune l'appellativo di Golden Voice.
La musica di questa prima canzone non si rivela ne` particolarmente veloce o tecnica, ma e` una musica relativamente semplice che rimane bene fissata in testa, come del resto una buona parte di tutto il repertorio a nome ManowaR. Si nota l'assenza di un basso standard: Joey usa un PiccoloBass, una sorta di basso realizzato sulla carcassa di un Rickenbacker con corde sottili e tutte vicine fra di loro, suonato col plettro come una chitarra.
La seconda "Metal Daze" e` un loro classico che fara` la storia: Heavy Metal, di questo si parla e di questo si parlera` fino alla fine dell'universo, che coincidera` con la fine dei ManowaR. "I hear the sound in a metal way, I feel the power rolling on the stage, 'Cause only one thing really sets me free, Heavy metal, loud as it can be". Questo e` quello che vogliono i ManowaR e questo quello che porteranno sulla tavola di tutto il mondo.
La terza "Fast Taker" rivela l'ultimo altarino: donne. E a chi non piacciono? E chi non vorrebbe portarsi via una gnoccolona per un weekend di sesso? Il ritmo e` sempre piu` accelerato, il riff portante molto piu` veloce e in sottofondo si sentono alcuni giochetti di Joey al basso che rivelano la sua natura di smanettone.
Si passa a "Shell Shock", una canzone inusuale, parla di un ragazzo che e` chiamato alla guerra: niente sentimentalismi o cose da donnicciole, ma e` un argomento di cui si parlera` poco in futuro. Ritmica adatta all'argomento, quindi piu` lenta delle precedenti e relativamente malinconica all'inizio.
Ma questa canzone spiana alla leggendaria "ManowaR", opener di tutti i loro concerti; canzone autocelebrativa, racconta di come sono nati i ManowaR e di quello che hanno intenzione di fare: "Manowar, Born to live forever more, The right to conquer every shore, Hold your ground and give no more". Poche palle. Stanno conquistando tutto. Ritmo incalzante, niente pause, conclusione in crescendo in fatto di epicita`. Molto azzeccato il secondo assolo di Ross che durante gli spettacoli dal vivo porta a vere e proprie scene di delirio nei fans.
Si lascia l'allegria di queste canzoni iniziali e si arriva a "Dark Avenger". Ritmiche oscure, maligne: eccoli i Black Sabbath di Joey che ama Ozzy. Si comincia con la vera epicita` anche nei testi. Un guerriero assassinato sta scendendo nell'ade, ma gli viene offerta la possibilita` di vendicarsi dei torti subiti. Eric Adams lascia la voce al noto Orson Wells. Al fantastico Orson Wells. La sua voce profonda e cupa racconta dell'incontro del guerriero con il guardiano dell'ade che gli ordina di tornare in superficie e prendere le vite dei bastardi assassini e vendicare tutte le anime dannate. Finisce la narrazione. Eric si lascia andare ad un grido che mostra tutte le sue 8 ottave e mezzo di estensione. Si scatena l'inferno sulla terra e si scatena l'inferno nella musica, "Burning, death, destruction" grida a squarciagola Eric. Stiamo raggiungendo la velocita` smodata con Ross che non la finisce piu` di schitarrare. La canzone si interrompe dopo l'assolo. Favolosa.
Parte un assolo di basso: e` la stranotissima "William' Tale" risuonata e velocizzata da Joey. Episodio che accadra` in quasi tutti i loro dischi. Geniale.
Dopo quasi 2 minuti di assolo entriamo in uno dei piu` grandi capolavori dei ManowaR: "Battle Hymn". Ogni volta che l'ascolto mi fa correre i brividi lungo la schiena, giuro. Epicita` a manetta, sia per il testo che e` una dichiarazione di guerra vera e propria contro i nemici del vero Metal, sia per la musica evocativa. Non esistono parole per descrivere questo capolavoro, la sua piccola introduzione trascendentale, la pausa lenta nel mezzo e il finale in crescendo dove tutti gli strumentisti si lasciano andare a tirare e spaccare le corde e battere sulle pelli a caso. Questo disco finisce con una arrivederci di Eric e la sua splendida voce.
Il voto non e` il massimo perche` sono blasfemo e voglio riservarlo al mio lavoro preferito, presto qui recensito.
(gg - Settembre 2002)

Voto: 9.5



Probabilmente il migliore della loro discografia, con la title-track da annoverare fra le migliori canzoni epiche di sempre, un album pieno di energia e potenza.
(metalchurch - Settembre 2002)

Voto: 10



Primo grido di Battaglia dei Manowar dei tempi che furono. Ricordo che al primo ascolto di tanto tempo fa ero rimasto interdetto... come suonavano 'strani' questi Manowar. Ad un ascolto attento ho mormorato... 'cazzo che figata questi Manowar strani'! La bellezza del disco sta tutta in quel sapore 'grezzo' e 'barbarico', perso nel passato. Non fosse per le solite canzoni al limite col 'rock'n roll', che non ci appiccicano nulla col resto, potrebbe essere un capolavoro. I brani "Battle Hymns" e "Dark Avenger" sono qualcosa di assurdo...
(Muad'Dib - Febbraio 2003)

Voto: 9