MANOWAR
Into Glory Ride
Etichetta: Geffen
Anno: 1983
Durata: 45 min
Genere: Epic Metal
"In un tempo in cui tutti i gruppi ricercavano la velocita` per essere violenti e sbalordire il pubblico, noi abbiamo deciso di rallentare e abbiamo dimostrato a questi fottuti poser che quegli obiettivi si possono raggiungere anche cosi`". Con queste parole DeMaio apre la ristampa del 2000 di Into Glory Ride (che non ho, quindi le parole non saranno precise, ma rendono bene l'idea, ahah!).
Donny Hamzik e` stato rimpazziato con Scott Columbus e questa formazione (Eric Adams, Joey DeMaio, RossTheBoss e il nuovo Scott) e` la formazione stabile dei ManowaR che li portera` fino al 1988.
L'album incomincia con una canzone che la definisco sempre "da singolo", ossia quelle canzoni veloci, allegre e orecchiabili, e naturalmente l'argomento principale e` il sesso! "She's Only Sixteen!!!" si sente gridare nell'intro da una mamma incazzata, il resto ve lo lascio indovinare.
Ma l'opener e` traviante. Il disco e` un concentrato di epicita` come non si e` mai visto su questo pianeta, d'ora in poi verranno raccontate solo storie epiche, fondate sui temi classici come la mitologia, la guerra, l'Heavy Metal come ragione di vita. Tutti argomenti che in futuro ricorreranno sempre nelle loro lyrics.
In questo disco Eric Adams mostra al mondo le sue immense capacita` di eccezionale cantante: "Gates Of Valhalla" e` solo un esempio di come riesca a passare istantaneamente da un cantanto estremamente intonato e oserei dire "dolce" fino a lanciare vere e proprie grida di guerra.
Come detto all'inizio, questo disco e` suonato molto piu` lento di tutti gli altri, e la struttura classica della canzone come l'hanno interpretata i ManowaR, ossia strofa-ritornello-strofa-ritornello-assolo, e` stata rotta proprio per permettere di raccontare il piu` esaurientemente possibile le storie contenute. Naturalmente non mancano gli assoli sia di Joey che di Ross, tutti comunque ottimi al fine della canzone, come quello di "Secret Of Steel", acutissimo e spaccaossa.
Impossibile non nominare tutte le canzoni, e allora passo a "Hatred", una canzone lentissima e pesante e stranissima, con le grida di Eric che si alternano al suono di un campanellino; oppure "Revelations", valvola di sfogo del nuovo batterista Scott, che si lancia in interminabili cavalcate; ma anche "March For Revenge", che me la sono vista dal vivo al Gods Of Metal del 1999 e per questo me la tirero` fino alla fine dei miei giorni. Ah, esiste un video di "Gloves Of Metal", putroppo non sono ancora riuscito a recuperarlo, sigh...
Mi e` sentimentalmente impossibile non parlare della copertina: sara` l'unica volta in cui, in un booklet (tranne che nelle ristampe del 2000), si vedono le loro facce. E che facce! Qui sono con la divisa ufficiale con cui suonavano ai concerti della prima meta` degli anni '80: si`, i veri MUTANDONI DI PELO! Visto che nel fottuto libretto non c'e` scritto nulla, vi dico io chi sono: da sinistra, Joey DeMaio, Scott Columbus accovacciato, Eric Adams e RossTheBoss. In quarta di copertina un particolare della copertina che ritrae le mani di Scott e l'elsa della spada impugnata.
(gg - Settembre 2002)
Voto: 10
Di giorno in macchina ascolto svariati nastri, ma di sera
e di notte un solo disco risuona nell'abitacolo intanto
che guido: "Into Glory Ride". Quest'album e' il mio album
notturno, e' l'epic oscuro e barbaro dei primordi come si
usava in quegli anni prima dell'avvento del plastic power.
Acquisto obbligato assieme a tutti i primi lavori dei Re!
(Mork - Ottobre 2002)
Voto: s.v.
Per me questo è uno degli album più pesanti del
genere metal, assolutamente heavy e poco incline all'orecchiabile ed al commerciale, un pugno nello stomaco che ti lascia senza
respiro.
(metalchurch - Dicembre 2002)
Voto: 9.5
Monumentale. Mastodontico. Oscuro. Esaltante.
Non ci sono altre per parole per descrivere uno fra gli album più belli della storia dell'Epic Metal.
Se pensate che i Manowar siano quelli di "Kings Of Metal" avete ancora molto da imparare su cosa sia l'Epic Metal. Mi vengono i brividi solo a pronunciare i titoli delle canzoni... in questo disco non c'è pietà, non c'è concessione all'orecchiabilità facile. Solo sofferenza, guerra e dolore.
E' un album di cui sento periodicamente il bisogno di riascoltarlo, quasi fosse una linfa vitale.
Sarei tentato di abbassare il giudizio per via dell'unico brano abbastanza fuori luogo e inappropriato col resto delle canzoni, 'Warlord', ma considerando che non darei un dieci 'totale' a nessun album dei Manowar questa è un'eccezione.
All Hail Epic Metal!!!
(Muad'Dib - Febbraio 2003)
Voto: 10