DARZAMAT
Transkarpatia

Etichetta: Metal Mind
Anno: 2005
Durata: 50 min
Genere: black/death metal sinfonico e melodico


Dopo aver messo d'accordo pubblico e critica con il valido "SemiDevilish", ecco i polacchi Darzamat ritornare all'attacco con il nuovo "Transkarpatia". Questa volta il gruppo ha deciso di far sul serio, confortato dai risultati ottenuti sui palchi di mezza Europa, in compagnia di band di altissimo livello. Per tirare fuori il meglio di sè, il sestetto si è rivolto alle sapienti cure di Andy LaRoque e all'affidabilità dei suoi Los Angered Studios, di Gotheborg (Svezia). Tale fattore, sommato all'esperienza acquisita in questa annata eccezionale, ha permesso ai Darzamat di compiere l'atteso salto di qualità.
La copertina di "Transkarpatia" ricorda un po' quelle dei libri antichi, dalla pelle tesa e borchiati agli angoli. In mezzo campeggia un simbolo a forma di drago.
In assenza di libretto, mi sfugge il concept che sta alla base dell'album. E' però facile intuire che si tratti di una storia di vampiri, gotica e dalle ambientazioni fin-de-siècle: i titoli lasciano pochi dubbi in merito.
La formazione vede Flauros, il fondatore dei Darzamat, come voce maschile, la bella Nera alla voce femminile, Chris alla chitarra, Spectre alle tastiere, Bacchus (che ha preso il posto del partente Daamr) al basso e Golem alla batteria.
"Sanguinarius" svolge bene il suo ruolo di ouverture, preparando l'animo dell'ascoltatore alle atmosfere orrorifiche e decadenti di "Transkarpatia". Gli accordi dissonanti degli ottoni richiamano alla mente la colonna sonora del "Dracula" di Coppola.
In men che non si dica, ecco partire "Vampiric Prose". L'attacco è molto tirato ed arrembante, con le chitarre abili a suonare riff aggressivi su una ritmica travolgente. La tastiera ricopre il tutto con le sue sonorità pompose e sinfoniche, senza ammorbidire il suono d'assieme. Flauros alterna vocalizzi strozzati a gutturali profondi, aggiungendo dinamismo alla canzone. I suoni sono potentissimi e puliti: un altro lavoro di qualità per gli studi Los Angered! La violenza della prima parte di "Vampiric Prose" si sviluppa in un rapido crescendo, che spiana la strada all'inevitabile apertura melodica. E' quindi Nera a salire in cattedra, con la sua voce sicura e dal bel timbro. Ecco che allora melodia ed aggressività vanno a braccetto, perfettamente a loro agio l'una con l'altra. Questa è una caratteristica tipica dei nuovi Darzamat, il loro punto di forza, la peculiarità che aveva già reso così interessante "SemiDevilish". Tale tratto stilistico è destinato a dominare l'intero "Transkarpatia". "Hallucinations" non fa eccezione in tal senso. E' una composizione meno veloce della precedente, ma sempre molto potente. Il riffing, severo ed incisivo, tradisce le influenze death della band, sempre mescolate alle solide radici black ed avantgarde. Ed è proprio l'avanguardia che si fa strada nei passaggi solisti di Nera, molto vicini a certa produzione degli Arcturus. La melodia è subdola, accompagnata da tastiere cariche di mistero e di tensione. La suspence non si rilassa mai, ma trova una specie di sfogo solo nell'ossessivo ritornello strillato da Flauros.
"Inhumatus" è un breve intermezzo strumentale, dalla melodia sghemba alla Morgul, che introduce l'ascoltatore alla seconda parte dell'album.
Le battute iniziali di "The Burning Times" sono vorticose, forse tra le più sanguinarie mai composte dai Darzamat. Presto però il brano si rilassa, e la melodia prende il sopravvento su tutto. E' difficile descrivere questa composizione nello specifico, perché i cambi di atmosfera, di melodia e di ritmo si susseguono con una frequenza impressionante. Si può comunque notare un bridge cadenzato e spigoloso, destinato a sfumare di fronte ad un ritornello quasi gothic, in cui i vocalizzi femminili fanno la parte del leone. Da sottolineare il fatto che, nonostante suonino musica estrema, i Darzamat riescano sempre ad essere un po' ruffiani, catchy, senza peraltro svendersi!
Più caratteristica, e dark, è "Letter From Hell", dove Nera si esibisce in una narrazione molto evocativa. L'accompagnamento, sintetico, mi ricorda in qualche modo i Closterkeller. O meglio, le parti nei quali la cantante Anja recita, anziché cantare. Le atmosfere misteriose, leggermente suadenti, colpiscono nel segno. Nera è abile a recitare e "Letter From Hell" è un buon diversivo!
Con "Blackward", i Darzamat tornano a fare sul serio. Bravissimi, picchiano con una violenza inaudita. Le tastiere dallo stile "cinematografico" se ne stanno in sottofondo, ad arricchire col loro suono la potenza debordante del sestetto. Chris, molto creativo, rende la composizione intrigante con i suoi passaggi tecnici, di chiara derivazione heavy.
"Recurring Yell" è una canzone complementare alla precedente, differenziata però da una ritmica originale e creativa. E' l'occasione per sottolineare l'abilità tecnica dei singoli componenti del gruppo. Spectre è un tastierista molto portato per gli arrangiamenti eccessivi, capaci di trasmettere emozioni senza ammosciare il suono d'insieme. Il basso di Bacchus e la batteria di Golem sono un tutt'uno: precisi, non sbagliano un colpo. Sono il motore trainante dei Darzamat, e l'ottima produzione gli permette di esprimersi al meglio. Il già citato Chris non perde occasione per dimostrarsi un chitarrista duttile, sicuro, capace di adattarsi a suoni pesanti come a delicati passaggi gotici. Nel finale, soprattutto, il suo apporto dona espressività alle parti vocali, eseguite magistralmente da Flauros e Nera.
Ecco ora la terza parte di "Transkarpatia", introdotta dal breve intermezzo "Arancum".
Il lato più black e battagliero dei polacchi viene a galla con "Labyrinth Of Anxiety". Questa traccia ha un'andatura marziale, e si rivela alla fine più diretta e semplice delle precedenti. E' comunque valida, vivace e stuzzicante. Grinta a profusione, destinata però ad arrestarti sulle note del pianoforte posto in apertura a "Virus". In questo caso è la cantante a salire sugli scudi, in una prova di rara intensità. L'arrangiamento di "Virus" si fa più corposo mano a mano che si avvicina al finale. Lo stile dei Darzamat è, in questo caso, decisamente gothic. Alcune sonorità strane non fanno dimenticare il clima orrorifico che sottintende l'intero "Transkarpatia".
Le atmosfere malinconiche svaniscono di botto alla partenza di "The Old Form Of Worship". Qualunque residuo di sogno viene frantumato dalla violenza dei polacchi, che però non rinunciano alla melodia. E' chiaro che uno dei pregi maggiori dell'album è proprio la coerenza stilistica, sintomo di maturità. Si segnala inoltre l'uso costante e sapiente di samples, che creano scenari spettrali e spaventevoli. "The Old Form Of Worship" è collegata, tramite un semplice gioco di piatti, alla successiva "Tempted By Rot". Tale traccia mette in mostra il lato più death del sestetto, destinato comunque ad assecondare nel ritornello le consuete tentazioni melodiche. E' importante sottolineare che la gamma espressiva dei Darzamat pare infinita. Prendono spunti da qualunque genere musicale e li piegano ai loro voleri. Sono barocchi, anzi, rococò nel loro esagerare in fronzoli e particolari... ma non si può resistere alla loro musica! Sfido qualunque amante del black melodico ad affermare il contrario!
A concludere l'album, ecco "Tribute To...". Si tratta di una canzone non dissimile, come tipologia, a "Letter From Hell". Nera declama parole cariche di oscurità, su una base praticamente dark ambient, arricchita da vocalizzi sovraincisi. A seguire, il brano si sviluppa in uno strumentale malinconico ma al tempo stesso maestoso. "Tribute To..." potrebbe essere considerato come la colonna sonora posta in chiusura di un film. Di un bel film, dato che quando al termine di "Transkarpatia" l'ascoltatore non può che rimanerne soddisfatto.
Eh sì, cari lettori, con "Transkarpatia" i Darzamat hanno fatto il colpaccio! Lo stile è finalmente maturo, ricco, soddisfacente. Raramente si può avvertire l'adagiarsi su qualche cliché del black sinfonico, ma sarebbe stupido puntare il dito su questi piccoli difetti. Anzi, proprio questi sembrano suggerire un futuro ancora più roseo per i polacchi. Insomma, secondo me i Darzamat hanno composto un gran bel disco, ma potranno ancora migliorarsi. E' chiaro comunque che, già ora, questo sestetto sia una delle migliori realtà della Polonia. Data la qualità musicale del paese dell'est, quanto ho scritto non può che essere un gran complimento.
Consiglio a voi tutti di procurarvi "Transkarpatia" e di credere nella band.
Grandi Darzamat, continuate a farci sognare con le vostre atmosfere maestose ed inquietanti!
(Hellvis - Marzo 2006)

Voto: 8.5


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