MYTHOLOGIC
Standing In Stillness

Etichetta: Progressive Music Management
Anno: 2003
Durata: 40 min
Genere: prog metal


Continua la saga dei fratelli Rodler e dell'etichetta PMM. Dopo i progetti Rh Factor e Gratto (consiglio di leggere prima quelle 2 rece) eccoli alle prese con questi Mythologic. Stavolta i due volevano suonare con Steve Matusik degli Andeavor, e ci sono riusciti dopo vari tentativi, visto che di volta in volta qualcuno di loro era incasinato col suo gruppo madre o con l'etichetta. Così si sono messi a comporre le canzoni, ed erano di preciso Steve Matusik alla chitarra, Chris Rodler a chitarra e basso e Brett Rodler alla batteria. Dopo aver provato vari cantanti sono finiti per chiamare alla voce Melissa Rodler (che suppongo sia la loro sorella), che suonava con gli altri due Rodler nei Leger De Main.
L'album comprende 7 canzoni, di cui la prima è una intro di sola voce. Lo stile riprende in parte quanto fatto con gli RH Factor ed i Gratto, si sente che le mani sono quelle, però stavolta siamo spostati più verso il metal come sonorità. I brani sono più diretti (relativamente parlando) e con sonorità più cattive, inoltre viene data più importanza alle ritmiche. Intendiamoci, ci sono ancora vari assoli ed ottime melodie, però lo spazio dato alle parti ritmiche è aumentato: in queste parti i Mythologic si divertono ad incastrare riff in tempi dispari e a creare delle poliritmie belle intricate. Negli altri 2 progetti della PMM c'era sempre una sola chitarra, ed ora che ce ne sono due hanno voluto sfruttare le nuove possibilità che gli si paravano davanti. In compenso l'altra faccia delle canzoni è meno cerebrale: gli assoli sono incentrati molto più sul tocco e sul feeling che sul resto, si può usare la solita frase fatta del "la nota giusta al posto giusto col tocco giusto". Col passare del tempo i fratelli Rodler hanno imparato ad essere più essenziali e calmi. Intendiamoci, queste canzoni non sono certo facili da suonare, ma sono ben lontane dalla voglia di strafare che può rovinare certi musicisti prog. Il cantato di Melissa alla fine è la cosa che mi convince di meno dell'album, ho sempre l'impressione che si stesse controllando troppo. Quando canta modula la voce per interpretare i testi (scritti da lei e belli), ma mi sembra che canti al 50% e non al 100%. Probabilmente è una scelta stilistica, ma personalmente avrei preferito maggior coinvolgimento.
La produzione stavolta è ottima, non a caso è stato l'album mixato da John Trevethan. I suoni sono belli definiti e distinguibili. Le chitarre rendono al meglio sia quando hanno sonorità Rush, sia quando sono più cattive, e c'è anche un bel basso pulsante un po' simile al tocco di Sean Malone. La confezione è caruccia, il libretto è di sole 4 pagine ma ha tutti i testi e le note, anche se l'impaginazione ed i caratteri sono un po' troppo standard.
In conclusione anche questo album della PMM merita l'acquisto, ci sono ottimi spunti e degli assoli veramente pieni di feeling. I musicisti coinvolti sono di grande esperienza sia come esecutori che come compositori, e ne danno prova per bene. Personalmente preferisco di poco l'album dei Gratto a questo, più che altro per il motivo della voce. Se vi si rizzano le antenne quando si parla di Rush, Fates Warning e Sieges Even (alcuni punti ricordano "Steps"), allora date un ascolto ai Mythologic, ne vale la pena.
(teonzo - Febbraio 2004)

Voto: 8.5


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Sito Progressive Music Management: http://www.pmm-music.net/