TENOCHTITLAN
Chac Och-Ut

Etichetta: Metalism Records
Anno: 2006
Durata: 64 min
Genere: ethno doom


Ed eccomi qui a parlare della seconda uscita dei Tenochtitlan per la Metalism Records, un album che, come già anticipato nella recensione del precedente "Epoch Of The Fifth Sun", non è altro che la una nuova edizione riveduta del debut album della band, che porta lo stesso titolo. Purtroppo non mi è possibile sapere che percentuale del lavoro appartiene al processo creativo iniziale e quanto, invece, sia frutto di una rivisitazione successiva (le tracklist delle due versioni sono sensibilmente diverse e la lunghezza dei brani varia anche di 2-3 minuti a canzone), tuttavia in un caso o nell'altro c'è di che essere contenti, dato che questo nuovo "Chac Och-Ut" è addirittura migliore di "Epoch Of The Fifth Sun"!
Riguardo alla presentazione generale della band, vi rimando alla recensione di "Epoch Of The Fifth Sun", dato che la line-up rimane identica ed anche le caratteristiche generali del sound della band. Giusto per fare un breve accenno, nel caso non abbiate letto l'altra recensione, i Tenochtitlan sono una band russa che propone una musica altamente personale che, partendo da una base doom/death metal sinfonico, si distingue per una forte componente etnica, che si ispira alle civiltà dell'America Centrale (Inca, Maya e Aztechi, giusto per intenderci).
Parlando di "Epoch Of The Fifth Sun", pur lanciandomi in lodi sperticate, non ho potuto fare a meno di lamentare un particolare che, a mio parere, stonava un po' troppo con l'atmosfera dell'album: si trattava della scelta di sonorità troppo fredde, quasi sintetiche, date da un uso poco naturale della batteria programmata. Bene, in "Chac Och-Ut", questo problema è decisamente ridimensionato: la musica suona molto più vera e anche meno cupa e angosciante. Purtroppo non parlando il russo, né tanto meno il Quechua (una lingua indio usata dalla band in alcuni brani), non saprei proprio dirvi di cosa parlano le singole canzoni. Diciamo che se il precedente lavoro avrebbe potuto essere la colonna sonora ideale per i fatti più sanguinosi legati alla storia di questo popoli, come i sacrifici umani, piuttosto che lo sterminio da parte dei conquistadores spagnoli, allora "Chach Och-Ut" rimanda piuttosto alla grandezza di questi popoli e alla magnificenza dei paesaggi andini. Da un punto musicale questo si traduce in un'accentuazione della componente sinfonica e melodica a discapito delle atmosfere cupe ed orrorifiche del primo (o secondo, a seconda delle interpretazioni) capitolo.
Tutta la prima parte dell'album si articola in questa maniera, dalla lunga introduzione "Och Vitz Ngui P'i Xo-Xot", fino alla lunga composizione "Can Quitlaz in Huelic Xochimeh", uno degli highlight del disco, senza dubbio. Continua ad abbondare l'uso del flauto, che però in questo disco invece di sottolineare una componente drammatica, sembra punteggiare un percorso naturalistico e meditativo, come si percepisce in "A Toltek Artist" e nella splendida "Jaguar Epoch". Un'ulteriore differenza, infine, si nota nei brani strumentali, che cessano di svolgere il ruolo di semplici intermezzi, diventando brani veri e propri. Sul finale dell'album, invece, lo stile si avvicina maggiormente a quanto ascoltato su "Epoch Of The Fifth Sun": basterebbe prendere "Four Sides Of Paradise" oppure "Tsompantly", una bordata vagamente thrashy, con una chirurgica e gelida batteria elettronica a martellare con insistenza sulle orecchie dell'ascoltatore. Anche in questi casi, comunque, la qualità è davvero alta ed entrambi i brani non fanno che confermare l'abilità dei Tenochtitlan.
Per concludere, quindi, non posso che rinnovare l'invito fatto nella recensione di "Epoch Of The Fifth Sun": totale supporto nei confronti di questa ottima e personalissima band. Se amate le atmosfere esotiche, plumbee ma grandiose e le soluzioni meno convenzionali allora dovete dare una possibilità ai Tenochtitlan.
(Danny Boodman - Ottobre 2006)

Voto: 8.5


Contatti:
Sito Tenochtitlan: http://www.realmusic.ru/tenoch/

Sito Metalism Records: http://www.metalism.com/