TENOCHTITLAN
Epoch Of The Fifth Sun

Etichetta: Metalism Records
Anno: 2005
Durata: 50 min
Genere: ethno doom


Appena letta sulla biografia dei Tenochtitlan la presentazione della loro proposta, sono rimasto subito intrigato dalle potenzialità insite in questa coraggiosa band. I Tenochtitlan, infatti, sono una band russa che canta in lingua madre ed è dedita ad una sorta di doom metal oscuro e atmosferico ispirato alle civiltà scomparse dell'America Latina. Sulla carta, quindi, c'erano tutte le carte per creare qualcosa di unico e originale e, per fortuna, tutte le aspettative sono state mantenute anche nella realtà.
I Tenochtitlan si definiscono una band atipica, "virtuale" per la precisione, dato che i quattro musicisti che compongono il gruppo vivono tutti a grande distanza gli uni dagli altri, suonano tutti in altri progetti e, quasi per caso, hanno deciso di comporre qualcosa assieme. Abbiamo quindi Senmuth (growling, chitarra e musica), già conosciuto grazie ai suoi NeNasty, Eresh (voce pulita, musica), Brutal Harry (musica e programmazione) e LeftHander (growling, musica e programmazione).
Con "Epoch Of The Fifth Sun" i Tenochtitlan firmano il loro secondo album, il primo per la Metalism Records, che segue il debut "Chac Och-Ut", pubblicato inizialmente nel 2005 e in seguito ristampato nel 2006 dall'etichetta russa.
In questo lavoro la band riesce nella difficile impresa di evocare delle atmosfere arcane e suggestive, che proiettano l'ascoltatore in epoche e luoghi lontani, esotici e ricchi di mistero. La struttura musicale portante si rifà ad un doom metal enfatico e possente, in stile Betray My Secrets, venato da influenze death metal (mai troppo estreme, comunque) che si avvicinano a quanto fatto dai Tiamat di "Clouds" o dai vecchi Therion. Su questa base elettrica poggiano le pregevoli orchestrazioni di tastiera, il sintetizzatore e, soprattutto, una forte componente etnica, data dall'uso attento ed efficace di ritmi tribali e di flauti di canne (attenzione, però, non un flauto di Pan). Il risultato è un lavoro ricco di sfaccettature, che risulta ancora più affascinante ad un orecchio europeo, dato che alla componente "azteca" si aggiunge anche il substrato proveniente dalle origine sovietiche del gruppo. All'interno della musica dei Tenochtitlan, quindi, avviene una sorta di fusione tra due realtà che al nostro orecchio appaiono praticamente agli antipodi, un punto di incontro tra le rigogliose civiltà morte del Messico e le fredde steppe della vasta e sterminata Russia.
All'interno dell'album troviamo diversi intermezzi strumentali, inseriti come stacchi atmosferici, spesso giocati sull'uso delle tastiere e dei campionamenti, come "Venus Rising", che funge da intro all'album; "1 366 560", con le sue orchestrazioni sinfoniche; "Ye Cham-El A-Em-Aan", un intermezzo strumentale dalle tinte cupe e orrorifiche; fino a "Morning Ghosts Of Tikal", anch'essa spettrale con le sue tastiere sinistre e una ipnotica batteria elettronica dalle tinte tribali.
I capolavori, comunque, sono i brani veri e propri, costruiti con abilità grazie alle singole personalità dei musicisti coinvolti: ne è un esempio perfetto un brano come "Sun Winds", che raccoglie tutte le caratteristiche descritte finora nel sound dei Tenochtitlan. Le canzoni restano sempre piuttosto omogenee, mantenendo un'alta qualità per tutta la durata del lavoro e variando, di volta in volta, le singole componenti del loro sound: così, per esempio, "Secrets Of Pakal And Virakochi" mette in primo piano l'aspetto sinfonico delle tastiere, mentre "Teotihuacan" enfatizza la componente tipicamente etnica estrapolata dalla tradizione azteca. Il pezzo migliore del lotto, comunque, a mio avviso è la conclusiva "The Hymn Of Huitzilopochtli", un lungo brano di oltre nove minuti in cui la componente epica diventa predominante, con LeftHander a sfoderare il suo growling, declamando un testo in lingua Quechua, un antico idioma della popolazione Inca, e un finale da brividi con momenti di silenzio, esplosioni di percussioni e voci sinistre che recitano versi misteriosi. Bellissima!
Cos'altro aggiungere? Questo lavoro è davvero affascinante, personale, originale e ricco di ottimi spunti. A voler proprio cercare il pelo nell'uovo, avrei preferito un utilizzo meno massiccio di campionature, soprattutto per quanto riguarda la batteria, dato che il suono un po' troppo artificiale di alcuni strumenti mal si sposa con l'atmosfera di antichità che invece è negli intenti degli autori. A parte questo, comunque, "Epoch Of The Fifth Sun" è un album consigliatissimo, che spero riceva la giusta esposizione e i giusti consensi. Supportate questo ottimo progetto!
(Danny Boodman - Ottobre 2006)

Voto: 8


Contatti:
Sito Tenochtitlan: http://www.realmusic.ru/tenoch/

Sito Metalism Records: http://www.metalism.com/